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Gomorra nei cinema Il film di Garrone, così come il libro di Saviano ancora in testa alle classifiche, è primo al boxoffice nostrano. E a Cannes conquista la stampa straniera "Gomorra" film conquista tuttiGo nel pieno dell'emergenza Napoli di CLAUDIA MORGOGLIONE ROMA - In Campania, si sa, l'emergenza è infinita. Con la camorra che continua a fare soldi coi suoi traffici, la sua violenza. Coi rifiuti urbani che marciscono nelle strade di Napoli e provincia, e con quelli tossici tuttora nascosti nelle cave del casertano. Eppure, proprio nel pieno dell'ennesimo allarme sociale, il romanzo e il film che raccontano, senza sconti, questo inferno contemporaneo ottengono un clamoroso successo: Gomorra versione libro è in cima alle classifiche, forte di oltre un milione e 200 mila copie vendute; mentre la versione cinematografica, diretta da Matteo Garrone, del libro di Roberto Saviano, fa boom al botteghino di casa nostra. Conquistando anche la platea del Festival di Cannes e la stampa internazionale. Insomma, un doppio binario - la terribile realtà da un lato, la rappresentazione e la denuncia di quella realtà dall'altro - che inevitabilmente fa riflettere. E che poggia su dati incontestabili. A cominciare dall'exploit al boxoffice della pellicola: uscita venerdì scorso in 400 copie (quasi la metà in territorio campano), grazie alla 01 distribution, si è rivelata la più vista. Malgrado la concorrenza di tanti film ben più commerciali, siano essi kolossal come Iron Man o giovanilistici come Ultimi della classe. Eppure Gomorra, almeno nel fine settimana appena trascorso, batte tutti: quasi due milioni di euro incassati, e soprattutto - questo forse il dato più interessante, per gli analisti del botteghino - la più alta media per copia (4.442 euro). Un successo ancora più clamoroso, se confrontato con alcuni casi più o meno analoghi. Ad esempio Il Caimano di Nanni Moretti, altra fotografia impietosa (seppure diversissima) dell'Italia contemporeanea, nel week end d'esordio incassò meno. Oppure, tornando alla stagione cinematografica in corso, si possono segnalare casi come Caos Calmo di Antonello Grimaldi, che già nel primo fine settimana rastrellò oltre un milione e mezzo di euro: opera sicuramente complessa, ma meno ostica e disperante, rispetto a quella tratta da Saviano. E che fu trainata anche dal tormentone sulla scena di sesso tra Moretti e Isabella Ferrari, cliccatissima su Youtube. E allora, per ricordare un successo di critica e di pubblico così clamorosi, nell'ambito del made in Italy, bisogna forse andare molto più indietro, alla Vita è bella, che nei cinema italiani incassò in tutto 7 milioni e 200 mila euro. Ma, anche in questo caso, il paragone non è perfetto: per quanto tragico, per quanto ambientato in un lager, il film di Benigni ha anche un valore consolatorio, salvifico. Al contrario dell'universo violento e senza speranza raccontato da Garrone. Eppure, è proprio l'assoluta mancanza di consolazioni della pellicola il probabile segreto del suo exploit. Il suo linguaggio agghiacciante ma universale, sottolineato anche dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi: "Un bellissimo film, un pugno nello stomaco di valore civile, a cui auguro ogni successo", dichiara da Cannes. E sempre dalla Croisette, dove Gomorra è stato presentato ieri (in concorso), arriva una pioggia di critiche entusiastiche. Che seguono gli applausi scroscianti, registrati al termine delle proiezioni. I più convinti sono i padroni di casa, i francesi: Oltralpe, del resto, anche il libro di Saviano ha ottenuto grande successo. Ma questa mattina le lodi sono tutte per l'opera di Garrone: un film "formidabile", scrive ad esempio Le Monde. Elogi anche da Le Parisien: "Quando sarà il momento dei premi bisognerà fare i conti con l'Italia che ci offre un bel momento di cinema, nervoso senza essere disordinato e sempre sotto tensione". E da Le Figaro: "Un pamphlet solido ed efficace". Ma ancora più entusiasta è il quotidiano della Costa Azzurra, Nice Matin, che oggi titola: "Una palma d'oro italiana?". "Il festival 2008 ha trovato - si legge nell'articolo - un primo favorito per il palmares". Dalla Francia ai paesi anglofoni, le lodi non si fermano. Ad esempio il critico di Variety scrive che "l'elemento più efficace del film è la maniera in cui coniuga il versante fiction con uno stile documentario freddo, molto lontano dalle immagini di sporcizia e putrefazione che Saviano utilizza per comunicare il suo disgusto". Anche l'inglese Screen International pubblica una recensione tutta positiva, parlando di quello che il critico definisce "probabilmente il più autentico e distaccato mafia movie mai giunto dall'Italia: un film coraggioso, tagliente e straziante". E, c'è da scommetterci, molti degli spettatori di casa nostra che hanno già visto la pellicola non potranno che essere daccordo. da Repubblica.it 19 Maggio 2008 Gomorra nei cinema Il film di Garrone, così come il libro di Saviano ancora in testa alle classifiche, è primo al boxoffice nostrano. E a Cannes conquista la stampa straniera "Gomorra" film conquista tuttiGo nel pieno dell'emergenza Napoli di CLAUDIA MORGOGLIONE ROMA - In Campania, si sa, l'emergenza è infinita. Con la camorra che continua a fare soldi coi suoi traffici, la sua violenza. Coi rifiuti urbani che marciscono nelle strade di Napoli e provincia, e con quelli tossici tuttora nascosti nelle cave del casertano. Eppure, proprio nel pieno dell'ennesimo allarme sociale, il romanzo e il film che raccontano, senza sconti, questo inferno contemporaneo ottengono un clamoroso successo: Gomorra versione libro è in cima alle classifiche, forte di oltre un milione e 200 mila copie vendute; mentre la versione cinematografica, diretta da Matteo Garrone, del libro di Roberto Saviano, fa boom al botteghino di casa nostra. Conquistando anche la platea del Festival di Cannes e la stampa internazionale. Insomma, un doppio binario - la terribile realtà da un lato, la rappresentazione e la denuncia di quella realtà dall'altro - che inevitabilmente fa riflettere. E che poggia su dati incontestabili. A cominciare dall'exploit al boxoffice della pellicola: uscita venerdì scorso in 400 copie (quasi la metà in territorio campano), grazie alla 01 distribution, si è rivelata la più vista. Malgrado la concorrenza di tanti film ben più commerciali, siano essi kolossal come Iron Man o giovanilistici come Ultimi della classe. Eppure Gomorra, almeno nel fine settimana appena trascorso, batte tutti: quasi due milioni di euro incassati, e soprattutto - questo forse il dato più interessante, per gli analisti del botteghino - la più alta media per copia (4.442 euro). Un successo ancora più clamoroso, se confrontato con alcuni casi più o meno analoghi. Ad esempio Il Caimano di Nanni Moretti, altra fotografia impietosa (seppure diversissima) dell'Italia contemporeanea, nel week end d'esordio incassò meno. Oppure, tornando alla stagione cinematografica in corso, si possono segnalare casi come Caos Calmo di Antonello Grimaldi, che già nel primo fine settimana rastrellò oltre un milione e mezzo di euro: opera sicuramente complessa, ma meno ostica e disperante, rispetto a quella tratta da Saviano. E che fu trainata anche dal tormentone sulla scena di sesso tra Moretti e Isabella Ferrari, cliccatissima su Youtube. E allora, per ricordare un successo di critica e di pubblico così clamorosi, nell'ambito del made in Italy, bisogna forse andare molto più indietro, alla Vita è bella, che nei cinema italiani incassò in tutto 7 milioni e 200 mila euro. Ma, anche in questo caso, il paragone non è perfetto: per quanto tragico, per quanto ambientato in un lager, il film di Benigni ha anche un valore consolatorio, salvifico. Al contrario dell'universo violento e senza speranza raccontato da Garrone. Eppure, è proprio l'assoluta mancanza di consolazioni della pellicola il probabile segreto del suo exploit. Il suo linguaggio agghiacciante ma universale, sottolineato anche dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi: "Un bellissimo film, un pugno nello stomaco di valore civile, a cui auguro ogni successo", dichiara da Cannes. E sempre dalla Croisette, dove Gomorra è stato presentato ieri (in concorso), arriva una pioggia di critiche entusiastiche. Che seguono gli applausi scroscianti, registrati al termine delle proiezioni. I più convinti sono i padroni di casa, i francesi: Oltralpe, del resto, anche il libro di Saviano ha ottenuto grande successo. Ma questa mattina le lodi sono tutte per l'opera di Garrone: un film "formidabile", scrive ad esempio Le Monde. Elogi anche da Le Parisien: "Quando sarà il momento dei premi bisognerà fare i conti con l'Italia che ci offre un bel momento di cinema, nervoso senza essere disordinato e sempre sotto tensione". E da Le Figaro: "Un pamphlet solido ed efficace". Ma ancora più entusiasta è il quotidiano della Costa Azzurra, Nice Matin, che oggi titola: "Una palma d'oro italiana?". "Il festival 2008 ha trovato - si legge nell'articolo - un primo favorito per il palmares". Dalla Francia ai paesi anglofoni, le lodi non si fermano. Ad esempio il critico di Variety scrive che "l'elemento più efficace del film è la maniera in cui coniuga il versante fiction con uno stile documentario freddo, molto lontano dalle immagini di sporcizia e putrefazione che Saviano utilizza per comunicare il suo disgusto". Anche l'inglese Screen International pubblica una recensione tutta positiva, parlando di quello che il critico definisce "probabilmente il più autentico e distaccato mafia movie mai giunto dall'Italia: un film coraggioso, tagliente e straziante". E, c'è da scommetterci, molti degli spettatori di casa nostra che hanno già visto la pellicola non potranno che essere daccordo. da Repubblica.it 19 Maggio 2008 Gomorra nei cinema Il film di Garrone, così come il libro di Saviano ancora in testa alle classifiche, è primo al boxoffice nostrano. E a Cannes conquista la stampa straniera "Gomorra" film conquista tuttiGo nel pieno dell'emergenza Napoli di CLAUDIA MORGOGLIONE ROMA - In Campania, si sa, l'emergenza è infinita. Con la camorra che continua a fare soldi coi suoi traffici, la sua violenza. Coi rifiuti urbani che marciscono nelle strade di Napoli e provincia, e con quelli tossici tuttora nascosti nelle cave del casertano. Eppure, proprio nel pieno dell'ennesimo allarme sociale, il romanzo e il film che raccontano, senza sconti, questo inferno contemporaneo ottengono un clamoroso successo: Gomorra versione libro è in cima alle classifiche, forte di oltre un milione e 200 mila copie vendute; mentre la versione cinematografica, diretta da Matteo Garrone, del libro di Roberto Saviano, fa boom al botteghino di casa nostra. Conquistando anche la platea del Festival di Cannes e la stampa internazionale. Insomma, un doppio binario - la terribile realtà da un lato, la rappresentazione e la denuncia di quella realtà dall'altro - che inevitabilmente fa riflettere. E che poggia su dati incontestabili. A cominciare dall'exploit al boxoffice della pellicola: uscita venerdì scorso in 400 copie (quasi la metà in territorio campano), grazie alla 01 distribution, si è rivelata la più vista. Malgrado la concorrenza di tanti film ben più commerciali, siano essi kolossal come Iron Man o giovanilistici come Ultimi della classe. Eppure Gomorra, almeno nel fine settimana appena trascorso, batte tutti: quasi due milioni di euro incassati, e soprattutto - questo forse il dato più interessante, per gli analisti del botteghino - la più alta media per copia (4.442 euro). Un successo ancora più clamoroso, se confrontato con alcuni casi più o meno analoghi. Ad esempio Il Caimano di Nanni Moretti, altra fotografia impietosa (seppure diversissima) dell'Italia contemporeanea, nel week end d'esordio incassò meno. Oppure, tornando alla stagione cinematografica in corso, si possono segnalare casi come Caos Calmo di Antonello Grimaldi, che già nel primo fine settimana rastrellò oltre un milione e mezzo di euro: opera sicuramente complessa, ma meno ostica e disperante, rispetto a quella tratta da Saviano. E che fu trainata anche dal tormentone sulla scena di sesso tra Moretti e Isabella Ferrari, cliccatissima su Youtube. E allora, per ricordare un successo di critica e di pubblico così clamorosi, nell'ambito del made in Italy, bisogna forse andare molto più indietro, alla Vita è bella, che nei cinema italiani incassò in tutto 7 milioni e 200 mila euro. Ma, anche in questo caso, il paragone non è perfetto: per quanto tragico, per quanto ambientato in un lager, il film di Benigni ha anche un valore consolatorio, salvifico. Al contrario dell'universo violento e senza speranza raccontato da Garrone. Eppure, è proprio l'assoluta mancanza di consolazioni della pellicola il probabile segreto del suo exploit. Il suo linguaggio agghiacciante ma universale, sottolineato anche dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi: "Un bellissimo film, un pugno nello stomaco di valore civile, a cui auguro ogni successo", dichiara da Cannes. E sempre dalla Croisette, dove Gomorra è stato presentato ieri (in concorso), arriva una pioggia di critiche entusiastiche. Che seguono gli applausi scroscianti, registrati al termine delle proiezioni. I più convinti sono i padroni di casa, i francesi: Oltralpe, del resto, anche il libro di Saviano ha ottenuto grande successo. Ma questa mattina le lodi sono tutte per l'opera di Garrone: un film "formidabile", scrive ad esempio Le Monde. Elogi anche da Le Parisien: "Quando sarà il momento dei premi bisognerà fare i conti con l'Italia che ci offre un bel momento di cinema, nervoso senza essere disordinato e sempre sotto tensione". E da Le Figaro: "Un pamphlet solido ed efficace". Ma ancora più entusiasta è il quotidiano della Costa Azzurra, Nice Matin, che oggi titola: "Una palma d'oro italiana?". "Il festival 2008 ha trovato - si legge nell'articolo - un primo favorito per il palmares". Dalla Francia ai paesi anglofoni, le lodi non si fermano. Ad esempio il critico di Variety scrive che "l'elemento più efficace del film è la maniera in cui coniuga il versante fiction con uno stile documentario freddo, molto lontano dalle immagini di sporcizia e putrefazione che Saviano utilizza per comunicare il suo disgusto". Anche l'inglese Screen International pubblica una recensione tutta positiva, parlando di quello che il critico definisce "probabilmente il più autentico e distaccato mafia movie mai giunto dall'Italia: un film coraggioso, tagliente e straziante". E, c'è da scommetterci, molti degli spettatori di casa nostra che hanno già visto la pellicola non potranno che essere daccordo. da Repubblica.it 19 Maggio 2008 Gomorra nei cinema Il film di Garrone, così come il libro di Saviano ancora in testa alle classifiche, è primo al boxoffice nostrano. E a Cannes conquista la stampa straniera "Gomorra" film conquista tuttiGo nel pieno dell'emergenza Napoli di CLAUDIA MORGOGLIONE ROMA - In Campania, si sa, l'emergenza è infinita. Con la camorra che continua a fare soldi coi suoi traffici, la sua violenza. Coi rifiuti urbani che marciscono nelle strade di Napoli e provincia, e con quelli tossici tuttora nascosti nelle cave del casertano. Eppure, proprio nel pieno dell'ennesimo allarme sociale, il romanzo e il film che raccontano, senza sconti, questo inferno contemporaneo ottengono un clamoroso successo: Gomorra versione libro è in cima alle classifiche, forte di oltre un milione e 200 mila copie vendute; mentre la versione cinematografica, diretta da Matteo Garrone, del libro di Roberto Saviano, fa boom al botteghino di casa nostra. Conquistando anche la platea del Festival di Cannes e la stampa internazionale. Insomma, un doppio binario - la terribile realtà da un lato, la rappresentazione e la denuncia di quella realtà dall'altro - che inevitabilmente fa riflettere. E che poggia su dati incontestabili. A cominciare dall'exploit al boxoffice della pellicola: uscita venerdì scorso in 400 copie (quasi la metà in territorio campano), grazie alla 01 distribution, si è rivelata la più vista. Malgrado la concorrenza di tanti film ben più commerciali, siano essi kolossal come Iron Man o giovanilistici come Ultimi della classe. Eppure Gomorra, almeno nel fine settimana appena trascorso, batte tutti: quasi due milioni di euro incassati, e soprattutto - questo forse il dato più interessante, per gli analisti del botteghino - la più alta media per copia (4.442 euro). Un successo ancora più clamoroso, se confrontato con alcuni casi più o meno analoghi. Ad esempio Il Caimano di Nanni Moretti, altra fotografia impietosa (seppure diversissima) dell'Italia contemporeanea, nel week end d'esordio incassò meno. Oppure, tornando alla stagione cinematografica in corso, si possono segnalare casi come Caos Calmo di Antonello Grimaldi, che già nel primo fine settimana rastrellò oltre un milione e mezzo di euro: opera sicuramente complessa, ma meno ostica e disperante, rispetto a quella tratta da Saviano. E che fu trainata anche dal tormentone sulla scena di sesso tra Moretti e Isabella Ferrari, cliccatissima su Youtube. E allora, per ricordare un successo di critica e di pubblico così clamorosi, nell'ambito del made in Italy, bisogna forse andare molto più indietro, alla Vita è bella, che nei cinema italiani incassò in tutto 7 milioni e 200 mila euro. Ma, anche in questo caso, il paragone non è perfetto: per quanto tragico, per quanto ambientato in un lager, il film di Benigni ha anche un valore consolatorio, salvifico. Al contrario dell'universo violento e senza speranza raccontato da Garrone. Eppure, è proprio l'assoluta mancanza di consolazioni della pellicola il probabile segreto del suo exploit. Il suo linguaggio agghiacciante ma universale, sottolineato anche dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi: "Un bellissimo film, un pugno nello stomaco di valore civile, a cui auguro ogni successo", dichiara da Cannes. E sempre dalla Croisette, dove Gomorra è stato presentato ieri (in concorso), arriva una pioggia di critiche entusiastiche. Che seguono gli applausi scroscianti, registrati al termine delle proiezioni. I più convinti sono i padroni di casa, i francesi: Oltralpe, del resto, anche il libro di Saviano ha ottenuto grande successo. Ma questa mattina le lodi sono tutte per l'opera di Garrone: un film "formidabile", scrive ad esempio Le Monde. Elogi anche da Le Parisien: "Quando sarà il momento dei premi bisognerà fare i conti con l'Italia che ci offre un bel momento di cinema, nervoso senza essere disordinato e sempre sotto tensione". E da Le Figaro: "Un pamphlet solido ed efficace". Ma ancora più entusiasta è il quotidiano della Costa Azzurra, Nice Matin, che oggi titola: "Una palma d'oro italiana?". "Il festival 2008 ha trovato - si legge nell'articolo - un primo favorito per il palmares". Dalla Francia ai paesi anglofoni, le lodi non si fermano. Ad esempio il critico di Variety scrive che "l'elemento più efficace del film è la maniera in cui coniuga il versante fiction con uno stile documentario freddo, molto lontano dalle immagini di sporcizia e putrefazione che Saviano utilizza per comunicare il suo disgusto". Anche l'inglese Screen International pubblica una recensione tutta positiva, parlando di quello che il critico definisce "probabilmente il più autentico e distaccato mafia movie mai giunto dall'Italia: un film coraggioso, tagliente e straziante". E, c'è da scommetterci, molti degli spettatori di casa nostra che hanno già visto la pellicola non potranno che essere daccordo. da Repubblica.it 19 Maggio 2008 Gomorra nei cinema Il film di Garrone, così come il libro di Saviano ancora in testa alle classifiche, è primo al boxoffice nostrano. E a Cannes conquista la stampa straniera "Gomorra" film conquista tuttiGo nel pieno dell'emergenza Napoli di CLAUDIA MORGOGLIONE ROMA - In Campania, si sa, l'emergenza è infinita. Con la camorra che continua a fare soldi coi suoi traffici, la sua violenza. Coi rifiuti urbani che marciscono nelle strade di Napoli e provincia, e con quelli tossici tuttora nascosti nelle cave del casertano. Eppure, proprio nel pieno dell'ennesimo allarme sociale, il romanzo e il film che raccontano, senza sconti, questo inferno contemporaneo ottengono un clamoroso successo: Gomorra versione libro è in cima alle classifiche, forte di oltre un milione e 200 mila copie vendute; mentre la versione cinematografica, diretta da Matteo Garrone, del libro di Roberto Saviano, fa boom al botteghino di casa nostra. Conquistando anche la platea del Festival di Cannes e la stampa internazionale. Insomma, un doppio binario - la terribile realtà da un lato, la rappresentazione e la denuncia di quella realtà dall'altro - che inevitabilmente fa riflettere. E che poggia su dati incontestabili. A cominciare dall'exploit al boxoffice della pellicola: uscita venerdì scorso in 400 copie (quasi la metà in territorio campano), grazie alla 01 distribution, si è rivelata la più vista. Malgrado la concorrenza di tanti film ben più commerciali, siano essi kolossal come Iron Man o giovanilistici come Ultimi della classe. Eppure Gomorra, almeno nel fine settimana appena trascorso, batte tutti: quasi due milioni di euro incassati, e soprattutto - questo forse il dato più interessante, per gli analisti del botteghino - la più alta media per copia (4.442 euro). Un successo ancora più clamoroso, se confrontato con alcuni casi più o meno analoghi. Ad esempio Il Caimano di Nanni Moretti, altra fotografia impietosa (seppure diversissima) dell'Italia contemporeanea, nel week end d'esordio incassò meno. Oppure, tornando alla stagione cinematografica in corso, si possono segnalare casi come Caos Calmo di Antonello Grimaldi, che già nel primo fine settimana rastrellò oltre un milione e mezzo di euro: opera sicuramente complessa, ma meno ostica e disperante, rispetto a quella tratta da Saviano. E che fu trainata anche dal tormentone sulla scena di sesso tra Moretti e Isabella Ferrari, cliccatissima su Youtube. E allora, per ricordare un successo di critica e di pubblico così clamorosi, nell'ambito del made in Italy, bisogna forse andare molto più indietro, alla Vita è bella, che nei cinema italiani incassò in tutto 7 milioni e 200 mila euro. Ma, anche in questo caso, il paragone non è perfetto: per quanto tragico, per quanto ambientato in un lager, il film di Benigni ha anche un valore consolatorio, salvifico. Al contrario dell'universo violento e senza speranza raccontato da Garrone. Eppure, è proprio l'assoluta mancanza di consolazioni della pellicola il probabile segreto del suo exploit. Il suo linguaggio agghiacciante ma universale, sottolineato anche dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi: "Un bellissimo film, un pugno nello stomaco di valore civile, a cui auguro ogni successo", dichiara da Cannes. E sempre dalla Croisette, dove Gomorra è stato presentato ieri (in concorso), arriva una pioggia di critiche entusiastiche. Che seguono gli applausi scroscianti, registrati al termine delle proiezioni. I più convinti sono i padroni di casa, i francesi: Oltralpe, del resto, anche il libro di Saviano ha ottenuto grande successo. Ma questa mattina le lodi sono tutte per l'opera di Garrone: un film "formidabile", scrive ad esempio Le Monde. Elogi anche da Le Parisien: "Quando sarà il momento dei premi bisognerà fare i conti con l'Italia che ci offre un bel momento di cinema, nervoso senza essere disordinato e sempre sotto tensione". E da Le Figaro: "Un pamphlet solido ed efficace". Ma ancora più entusiasta è il quotidiano della Costa Azzurra, Nice Matin, che oggi titola: "Una palma d'oro italiana?". "Il festival 2008 ha trovato - si legge nell'articolo - un primo favorito per il palmares". Dalla Francia ai paesi anglofoni, le lodi non si fermano. Ad esempio il critico di Variety scrive che "l'elemento più efficace del film è la maniera in cui coniuga il versante fiction con uno stile documentario freddo, molto lontano dalle immagini di sporcizia e putrefazione che Saviano utilizza per comunicare il suo disgusto". Anche l'inglese Screen International pubblica una recensione tutta positiva, parlando di quello che il critico definisce "probabilmente il più autentico e distaccato mafia movie mai giunto dall'Italia: un film coraggioso, tagliente e straziante". E, c'è da scommetterci, molti degli spettatori di casa nostra che hanno già visto la pellicola non potranno che essere daccordo. da Repubblica.it 19 Maggio 2008 Gomorra nei cinema Il film di Garrone, così come il libro di Saviano ancora in testa alle classifiche, è primo al boxoffice nostrano. E a Cannes conquista la stampa straniera "Gomorra" film conquista tuttiGo nel pieno dell'emergenza Napoli di CLAUDIA MORGOGLIONE ROMA - In Campania, si sa, l'emergenza è infinita. Con la camorra che continua a fare soldi coi suoi traffici, la sua violenza. Coi rifiuti urbani che marciscono nelle strade di Napoli e provincia, e con quelli tossici tuttora nascosti nelle cave del casertano. Eppure, proprio nel pieno dell'ennesimo allarme sociale, il romanzo e il film che raccontano, senza sconti, questo inferno contemporaneo ottengono un clamoroso successo: Gomorra versione libro è in cima alle classifiche, forte di oltre un milione e 200 mila copie vendute; mentre la versione cinematografica, diretta da Matteo Garrone, del libro di Roberto Saviano, fa boom al botteghino di casa nostra. Conquistando anche la platea del Festival di Cannes e la stampa internazionale. Insomma, un doppio binario - la terribile realtà da un lato, la rappresentazione e la denuncia di quella realtà dall'altro - che inevitabilmente fa riflettere. E che poggia su dati incontestabili. A cominciare dall'exploit al boxoffice della pellicola: uscita venerdì scorso in 400 copie (quasi la metà in territorio campano), grazie alla 01 distribution, si è rivelata la più vista. Malgrado la concorrenza di tanti film ben più commerciali, siano essi kolossal come Iron Man o giovanilistici come Ultimi della classe. Eppure Gomorra, almeno nel fine settimana appena trascorso, batte tutti: quasi due milioni di euro incassati, e soprattutto - questo forse il dato più interessante, per gli analisti del botteghino - la più alta media per copia (4.442 euro). Un successo ancora più clamoroso, se confrontato con alcuni casi più o meno analoghi. Ad esempio Il Caimano di Nanni Moretti, altra fotografia impietosa (seppure diversissima) dell'Italia contemporeanea, nel week end d'esordio incassò meno. Oppure, tornando alla stagione cinematografica in corso, si possono segnalare casi come Caos Calmo di Antonello Grimaldi, che già nel primo fine settimana rastrellò oltre un milione e mezzo di euro: opera sicuramente complessa, ma meno ostica e disperante, rispetto a quella tratta da Saviano. E che fu trainata anche dal tormentone sulla scena di sesso tra Moretti e Isabella Ferrari, cliccatissima su Youtube. E allora, per ricordare un successo di critica e di pubblico così clamorosi, nell'ambito del made in Italy, bisogna forse andare molto più indietro, alla Vita è bella, che nei cinema italiani incassò in tutto 7 milioni e 200 mila euro. Ma, anche in questo caso, il paragone non è perfetto: per quanto tragico, per quanto ambientato in un lager, il film di Benigni ha anche un valore consolatorio, salvifico. Al contrario dell'universo violento e senza speranza raccontato da Garrone. Eppure, è proprio l'assoluta mancanza di consolazioni della pellicola il probabile segreto del suo exploit. Il suo linguaggio agghiacciante ma universale, sottolineato anche dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi: "Un bellissimo film, un pugno nello stomaco di valore civile, a cui auguro ogni successo", dichiara da Cannes. E sempre dalla Croisette, dove Gomorra è stato presentato ieri (in concorso), arriva una pioggia di critiche entusiastiche. Che seguono gli applausi scroscianti, registrati al termine delle proiezioni. I più convinti sono i padroni di casa, i francesi: Oltralpe, del resto, anche il libro di Saviano ha ottenuto grande successo. Ma questa mattina le lodi sono tutte per l'opera di Garrone: un film "formidabile", scrive ad esempio Le Monde. Elogi anche da Le Parisien: "Quando sarà il momento dei premi bisognerà fare i conti con l'Italia che ci offre un bel momento di cinema, nervoso senza essere disordinato e sempre sotto tensione". E da Le Figaro: "Un pamphlet solido ed efficace". Ma ancora più entusiasta è il quotidiano della Costa Azzurra, Nice Matin, che oggi titola: "Una palma d'oro italiana?". "Il festival 2008 ha trovato - si legge nell'articolo - un primo favorito per il palmares". Dalla Francia ai paesi anglofoni, le lodi non si fermano. Ad esempio il critico di Variety scrive che "l'elemento più efficace del film è la maniera in cui coniuga il versante fiction con uno stile documentario freddo, molto lontano dalle immagini di sporcizia e putrefazione che Saviano utilizza per comunicare il suo disgusto". Anche l'inglese Screen International pubblica una recensione tutta positiva, parlando di quello che il critico definisce "probabilmente il più autentico e distaccato mafia movie mai giunto dall'Italia: un film coraggioso, tagliente e straziante". E, c'è da scommetterci, molti degli spettatori di casa nostra che hanno già visto la pellicola non potranno che essere daccordo. da Repubblica.it 19 Maggio 2008 Fiaccola OlimpicaOlimpia
Londra
Parigi
San Francisco
Buenos Aires
Continua lo spirito olimpico: i manifestanti ci sono, sono un centinaio
e protestano, ma in nome dello spirito olimpico l'amministrazione
della città con l'aiuto del CIO ha pensato bene di renderli invisibili.
Non ci sono foto, le notizie sono poche e a stento si parla
di contestazioni. E neanche Maradona e Batistuta ci sono.
foto da Corriere.it Happy 50th birthday peace signUn grafico usò l'alfabeto marinaro per regalare un marchio
agli attivisti inglesi che si battevano contro il nucleare Il "No alla guerra" compie 50 anni così nacque il simbolo della pace ![]() WASHINGTON - L'omino disperato che abbassa le braccia, ma che non si arrende di fronte all'idiozia della guerra, il simbolo inerme che terrorizza gli armati, falchi, guerrieri, prepotenti, commissari e generali compie cinquant'anni e se disperato sempre rimane, ancora non si è stancato di non combattere.
Era nato, molto opportunamente, un venerdì santo come questo, nel giorno che commemora il massimo sacrificio di un portatore inascoltato di pace, ma non era nato negli Stati Uniti che lo avrebbero poi imposto al mondo scarabocchiato, cucito o appuntato alle divise della protesta per l'ennesima inutile strage, quella volta in Indocina. Era nato a Londra, a Trafalgar Square, nella marcia delle cinquanta miglia organizzata nel 1958 dai pacifisti inglesi per protestare invano contro il riarmo nucleare britannico.
Come figlio di una potenza dei mari, fu quasi naturale che quel simbolo avesse ricavato la ispirazione grafica proprio dalle segnalazioni marine che le navi si scambiavano sventolando bandierine, prima che fossero introdotti i semafori per i messaggi in morse luminoso, le radio e i collegamenti satellitari. La "V" rovesciata che sta alla base dell'emblema è in realtà la lettera "N", nella segnaletica marina, la iniziale di "Nuclear" e la linea eretta verticale sta per la "D", di disarmo. Dunque la figura completa vuol dire semplicemente "Nuclear Disarmament".
Fu creato da un grafico, racconta la Bbc che ha ricostruito la storia di questo "marchio" divenuto talmente universale da apparire orfano, come se fosse stata la creatura spontanea di un tempo e di una ribellione. Si chiamava Gerard Holton, ed era stato obbiettore di coscienza durante la Seconda Guerra Mondiale, finita appena 13 anni prima. Convinse lui gli organizzatori della marcia delle 50 miglia che la loro manifestazione esigeva un logo, un marchio, qualcosa che si appiccicasse agli occhi e alla memoria. Pensò a una variazione sul tema della croce cristiana, ma gli parve già molto sfruttata e non necessariamente associata alla pace, nei secoli bui. E alla fine ripiegò sulla combinazione dei due segnali navali, per dire "No alla Bomba" e sì al disarmo nucleare.
[...] Come l'indice e il medio aperti a "v" di Churchill, anche questa curiosa ipsilon rovesciata che né il creatore inglese, né il suo corrispondente americano Ken Kolsburn vollero mai depositare e brevettare, rinunciando così a miliardi di royalties, vivrà ogni volta che l'umanità con un pretesto politico, religioso, economico, razziale, troverà un altro modo per massacrarsi. Cioè per sempre, il che spiega l'aria un po' moscia e depressa del l'omino cinquantenne, ma ancora in piedi. di VITTORIO ZUCCONI per Repubblica.it 21 Marzo 2008 La soluzione idealeMi sveglio, vado su Repubblica.it e vedo che in Tibet i monaci buddhisti si danno fuoco per la libertà del loro popolo e della loro terra oppressa da un uno stato dittatoriale che calpesta quotidianamente i diritti della persone. Ma di questo a noi "paesi liberi" non importa. Per noi la Cina della super economia e delle Olimpiadi faraoniche non è la stessa Cina in cui non c'è democrazia, in cui non ci sono sindacati e i lavoratori vivono da schiavi, in cui condanne a morte e torture sono all'ordine del giorno. La Cina che occupa e reprime una regione pacifica e se è il caso uccide chi cerca di ribellarsi.
Dopo aver letto del Tibet, leggo di simpatici manifesti che Giuliano Ferrara a fatto affiggere a Genova con la scritta "Genova, bimbo abortito per un reality show" alludendo all'inchiesta dei p.m. genovesi, che hanno scoperto di un ginecologo che ha fatto abortire 8 donne al di fuori di strutture pubbliche. E visto che tra queste otto una ha partecipato ad un reality, il direttore, non chè unico lettore, de "il Foglio" ha partorito(non poteva abortirla...) la geniale idea. Peccato che l'aborto non coincida temporalmente cn la partecipazione allo show, peccato anche che in sei casi l'aborto era comunque entro i limiti di tempo legali e negli altri 2 erano aborti spontanei a cui è seguito solo un raschiamento. E peccato davvero che l'unico ad averci rimesso in questo caso sia solo il ginecologo, che quando ha saputo dell'inchiesta si è sentito alla gogna e si è suicidato. Ora alla gogna oltre a lui ci sono anche otto donne che hanno come unica colpa qella di vivere in una città in cui i maggiori ospedali sono gestiti da enti cattolici e che quindi non praticano aborti anche se il medico volesse.
Risultato? O vai da qualche altra parte e aspetti fino che qualche medico non obiettore trova un pò di tempo (nel frattempo tuo figlio va all'asilo) o paghi medici obbietori che ovviamente sono obbietori nelle strutture pubbliche ma abortisti in privato per qualche centinaia di Euro o, come in questo caso, il tuo ginecolo ti propone di farlo nel suo studio visto che nell'ospedale in cui lavora non può.
Trattenendo i conati di vomito penso a questa soluzione: Mandiamo Ferrara in Tibet cosparso di alcool(la benzina costra troppo) avvolto dai suoi stessi manifesti e lo incendiamo al posto dei monaci e con tutto il tempo che mi metterà a bruciare, il Tibet diventa uno stato libero Spaccato di musica italianaPromossi:
Elio e le Storie Tese Voto: 9 Se mai ci sarà qualcosa da ricordare di questo festival sarà il primo stupendo dopofestival della storia (per chi è riuscito a vederlo, vista l’orario impossibile a cui andava in onda). Il voto non è solo per questa sera. E’ per la versione del pezzo della Tatangelo fatto a marcetta da avanspettacolo, per il Vecchio Scarpone swingato, per la parodia dei Sonhora con la H che non si sa dove mettere eccetera eccetera. Ma anche il pezzo che stanno facendo è sublime. Se vogliono salvare il festival l’anno prossimo lo devono affidare a loro. Grazie di esistere
Vita Tranquilla - Tricarico Voto: 9
Questo farà infuriare molti. Ma lo voglio spiegare. La performance disgraziata della prima sera mi è sembrata il grido disperato di un disadattato capitato in un pianeta assurdo, dove nessuno era in grado di capirlo. Le sue stonature sono poesia del disagio. Poi qualcuno, tipo Assante, dirà che è solo una mezzasega e per questo stona. E invece è lunatico, stralunato, un vero diverso in un panorama di conformisti. Lui è proprio così e quello che canta è pura autentica follia. Drammatico, fuori come un balcone, un marziano a Sanremo. E’ sincero. La sua spericolatezza sono i suoi fantasmi. Vorrebbe davvero avere una vita tranquilla. Poverino.
L’amore non si spiega - Sergio cammariere Voto: 7
Un tocco di classe, quantomeno. La canzone è decisamente elegante. Lui è troppo emotivo e la canta con un poco di tremarella nella voce, o meglio un eccesso di vibrato. Ma Bosso alla tromba è fantastico. Musica, perlomeno.
Il rubacuori - Tiromancino Voto: 7
I blogger anticipano la canzone nei commenti a quella precedente. Ma così ci sfasiamo tutti. Allora, lo so che questo sarà uno dei casi della giornata. A me la canzone non dispiace affatto. Zampa non la canta da Dio ma è bella, e ha un testo dolente che nel trionfalismo del carrozzone assume un fascino tutto suo. Se poi come dice qualcuno è furba, questo è un argomento irricevibile. Mica possiamo fare il processo alle intenzioni. Insomma il voto è alto e ora massacratemi pure.
A ferro e fuoco - Mario Venuti Voto: 7
Per Venuti ho un debole. E poi l’idea di riformare i Denovo… Sano romanticismo e buon gusto musicale. La canzone è bella, testo un po’ evanescente, ma è una delle poche da cantare con un certo tasso di allegra pienezza. Provate in macchina, quando non vi sente nessuno, a cantarla a squarciagola. Funziona.
Grande sud - Eugenio Bennato Voto: 6+
Che dire? Bennato è uno che da anni fatica come un matto per portare avanti la musica folk in tutti i luoghi e in tutte le maniere. Il pezzo è un po’ scontato, almeno per chi ama e segue le cose della pizzica. Alla fine, diciamo una buona sufficienza.
Il solito sesso - Max Gazzè Voto: 6
Qui il discorso è complicato. Il voto è una media ragionata. La canzone ascoltata su disco è buona, originale, con cambi di tonalità insoliti. Ma la prima sera l’ha cantata in modo orrendo. Si è capito meglio la sera dei duetti, anzi del trio con Rei e Turci. Lì è sembrata magnifica. Questa sera l’ha cantata discretamente. Anche se con troppe sssssss sputazzate nel microfono. Complicato? Non tanto. La canzone rimane buona.
Rivoluzione - Frankie Hi-Nrg Voto: 6
Ottima la citazione deandreiana all’inizio, anche se a qualcuno potrà sembrare blasfema. Bella anche l’idea di portare il vinile originale e metterlo sul palco. Ma continua a non convincermi l’arrangiamento. Un rap del genere non si può fare con la telecamera che stacca sulle trombette dell’orchestra. Diventa una farsa. Non voglio dire che un rapper non deve andare a Sanremo. Tutt’altro, un rapper si deve portare, però costruendo un set più adatto, più consono. Fatto con l’orchestra (che è un’imposizione assurda e antiquata) perde molto della sua forza. Tutto qui. Peccato.
Promossi con debito:
Eppure mi hai cambiato la vita - Fabrizio Moro Voto: 6-
Anche qui i blogger mi fustigheranno. Sì, magari per stanchezza si diventa più buoni, ma in fondo non è male. Il pezzo è ben costruito. Funzionava meglio l’ascolto del disco. Quando la canta in diretta strilla un po’ troppo. Ma via, una sufficienza non si nega. Anche se il trionfo della giuria di qualità un forte dubbio me lo insinua. Forse ho sbagliato tutto. Capita
L’ultimo film insieme - Michele Zarrillo Voto: 6-
Sono leggermente in imbarazzo. Che volete che vi dica, alla fine dopo tutte queste sconcezze, mi pare una canzone onesta, ben fatta, senza molte pretese. Certo, se ne può fare a meno benissimo. Anzi, se ne deve fare a meno, ma lui è carino, pulito, un piccolo artigiano della canzone che non fa male a nessuno. Magari qualche cuore che può deliziarsi con un pezzo del genere da qualche parte c’è. Il voto è di simpatia.
Bocciati:
Cammina cammina - Amedeo Minghi Voto: 5 +
Sì, lo so, è un voto abbastanza alto. Forse troppo, ma povero Minghi, la canzone non è poi così brutta. Ce l’ha messa tutta. La canta con qualche esitazione, accellera troppo, per fare il furbo con l’interpretazione sbilenca e non scontata. Ma alla fine dai, il cinque se lo merita tutto. Il più è d’incoraggiamento. Alla carriera. A patto che a Sanremo non ci torni, almeno per un paio d’anni. Ripassando dal via.
Colpo di fulmine - Giò di Tonno/Lola Ponce Voto: 3
L’equazione musical=festival non è così ovvia, anche se hanno vinto, ma sembra troppo costruita, e sono di una stucchevolezza insostenibile. C’è il marchio Nannini, ma se l’avesse cantata lei forse avrebbe fatto un altro effetto.
Baciami adesso - Mietta Voto: 2
Perché?
Ricordi - Finley Voto: 2
Proprio non li sopporto, e non riesco a togliermi dalla testa il duetto con Belinda, uno dei punti più bassi del già basso festival. Lo metterei alla pari col coro della squadra dei preti che hanno cantato We’re the champions in latino. E poi questi giovani che sembrano più vecchi dei vecchi mi fanno orrore. Sono già sanremesi, con una fittizia patina rock, condita di stecche. E poi quei guantini…
La giuria Voto: 2
Una roba indecente. E si chiama anche di qualità. Quasi quasi cambierei il voto a Venuti con un bel 8 o un 9, tanto per andare contro l’insipienza di quegli esperti (?) che hanno dato 9 e 10 alla Tatangelo. Non ci si può credere.
Il mio amico - Anna Tatangelo Voto: 0
E’ il vero caso del festival. Il testo non è solo brutto, è addirittura inquietante, offensivo. I gay dovrebbero aspettarla fuori del teatro e spiegarle due o tre cose della vita. E’ anche truccata malissimo, segno che il suo amico gay, che è il suo truccatore, alla fine ha perso la pazienza anche lui.
I vincitori Voto: 0
1) Giò di Tonno/Lola Ponce
2) Anna Tatangelo
3) Fabrizio Moro
Non è che a questo festival ci fosse tanto da premiare. Ma la vittoria dei due zuccherini e il secondo posto della Tatangelo riportano il festival ai suoi anni peggiori. Va detto che era prevedibile. L’andazzo si era capito da un pezzo. Ciò non toglie che siamo alle solite. Questi meccanismi di voto, compresa la giuria di qualità che di qualità non era, sono sconcertanti. Come diciamo da anni. In fondo l’anno scorso è vero che ha vinto Cristicchi ma secondo e terzo furono Albano e Mazzocchetti, quindi c’è mancato un pelo. In questo davvero il festival non cambia. Peccato. Il Sistema MunnezzaJ'accuse dell'autore di Gomorra: la tragedia
è che Napoli si sta rassegnando all'avvelenamento Imprese, politici e camorra ecco i colpevoli della peste Gli ultimi dati dell'Oms parlano di un aumento vertiginoso, oltre la media nazionale, dei casi di tumore a pancreas e polmoni di ROBERTO SAVIANO
È un territorio che non esce dalla notte. E che non troverà soluzione. Quello che sta accadendo è grave, perché divengono straordinari i diritti più semplici: avere una strada accessibile, respirare aria non marcia, vivere con speranze di vita nella media di un paese europeo. Vivere senza dovere avere l'ossessione di emigrare o di arruolarsi.
È una notte cupa quella che cala su queste terre, perché morire divorati dal cancro diviene qualcosa che somiglia ad un destino condiviso e inevitabile come il nascere e il morire, perché chi amministra continua a parlare di cultura e democrazia elettorale, comete più vane delle discussioni bizantine e chi è all'opposizione sembra divorato dal terrore di non partecipare agli affari piuttosto che interessato a modificarne i meccanismi.
Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.
Ma forse queste vicende avvengono in un altro paese. Perché chi governa e chi è all'opposizione, chi racconta e chi discute, vive in un altro paese. Perché se vivessero nello stesso paese sarebbe impensabile accorgersi di tutto questo solo quando le strade sono colme di rifiuti. Forse accadeva in un altro paese che il presidente della Commissione Affari Generali della Regione Campania fosse proprietario di un'impresa - l'Ecocampania - che raccoglieva rifiuti in ogni angolo della regione e oltre, e non avesse il certificato antimafia.
Eppure non avviene in un altro paese che i rifiuti sono un enorme business. Ci guadagnano tutti: è una risorsa per le imprese, per la politica, per i clan, una risorsa pagata maciullando i corpi e avvelenando le terre. Guadagnano le imprese di raccolta: oggi le imprese di raccolta rifiuti campane sono tra le migliori in Italia e addirittura capaci di entrare in relazione con i più importanti gruppi di raccolta rifiuti del mondo. Le imprese di rifiuti napoletane infatti sono le uniche italiane a far parte della EMAS, francese, un Sistema di Gestione Ambientale, con lo scopo di prevenire e ridurre gli impatti ambientali legati alle attività che si esercitano sul territorio.
Se si va in Liguria o in Piemonte numerosissime attività che vengono gestite da società campane operano secondo tutti i criteri normativi e nel miglior modo possibile. A nord si pulisce, si raccoglie, si è in equilibrio con l'ambiente, a sud si sotterra, si lercia, si brucia. Guadagna la politica perché come dimostra l'inchiesta dei P.m. Milita e Cantone, dell'antimafia di Napoli sui fratelli Orsi (imprenditori passati dal centrodestra al centrosinistra) in questo momento il meccanismo criminogeno attraverso cui si fondono tre poteri: politico, imprenditoriale e camorristico - è il sistema dei consorzi.
Il Consorzio privato-pubblico rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo. Nella pratica è servito a creare situazioni di monopolio sulla scelta di imprenditori che spesso erano vicino alla camorra. Gli imprenditori hanno ritenuto che la società pubblica avesse diritto a fare la raccolta rifiuti in tutti i comuni della realtà consorziale, di diritto. Questo ha avuto come effetto pratico di avere situazioni di monopolio e di guadagno enorme che in passato non esistevano. Nel caso dell'inchiesta di Milite e Cantone accadde che il Consorzio acquistò per una cifra enorme e gonfiata (circa nove milioni di euro) attraverso fatturazioni false la società di raccolta ECO4. I privati tennero per se gli utili e scaricarono sul Consorzio le perdite. La politica ha tratto dal sistema dei consorzi 13.000 voti e 9 milioni di euro all'anno, mentre il fatturato dei clan è stato di 6 miliardi di euro in due anni.
Ma guadagnano cifre immense anche i proprietari delle discariche come dimostra il caso di Cipriano Chianese, un avvocato imprenditore di un paesino, Parete, il suo feudo. Aveva gestito per anni la Setri, società specializzata nel trasporto di rifiuti speciali dall'estero: da ogni parte d'Europa trasferiva rifiuti a Giugliano-Villaricca, trasporti irregolari senza aver mai avuto l'autorizzazione dalla Regione. Aveva però l'unica autorizzazione necessaria, quella della camorra.
Accusato dai pm antimafia Raffaele Marino, Alessandro Milita e Giuseppe Narducci di concorso esterno in associazione camorristica ed estorsione aggravata e continuata, è l'unico destinatario della misura cautelare firmata dal gip di Napoli. Al centro dell'inchiesta la gestione delle cave X e Z, discariche abusive di località Scafarea, a Giugliano, di proprietà della Resit ed acquisite dal Commissariato di governo durante l'emergenza rifiuti del 2003. Chianese - secondo le accuse - è uno di quegli imprenditori in grado di sfruttare l'emergenza e quindi riuscì con l'attività di smaltimento della sua Resit a fatturare al Commissariato straordinario un importo di oltre 35 milioni di euro, per il solo periodo compreso tra il 2001 e il 2003.
Gli impianti utilizzati da Chianese avrebbero dovuto essere chiusi e bonificati. Invece sono divenute miniere in tempo di emergenza. Grazie all'amicizia con alcuni esponenti del clan dei Casalesi, hanno raccontato i collaboratori di giustizia, Chianese aveva acquistato a prezzi stracciati terreni e fabbricati di valore, aveva ottenuto l'appoggio elettorale nelle politiche del 1994 (candidato nelle liste di Forza Italia, non fu eletto) e il nulla osta allo smaltimento dei rifiuti sul territorio del clan.
La Procura ha posto sotto sequestro preventivo i beni riconducibili all'avvocato-imprenditore di Parete: complessi turistici e discoteche a Formia e Gaeta oltre che di numerosi appartamenti tra Napoli e Caserta. L'emergenza di allora, la città colma di rifiuti, i cassonetti traboccanti, le proteste, i politici sotto elezione hanno trovato nella Resit con sede in località Tre Ponti, al confine tra Parete e Giugliano, la loro soluzione.
Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l'operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un'azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell'80% sui prezzi ordinari.
Se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati diverrebbero una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari, sarebbe la più grande montagna esistente ma sulla terra. Persino alla Moby Prince, il traghetto che prese fuoco e che nessuno voleva smaltire, i clan non hanno detto di no.
Secondo Legambiente è stata smaltita nelle discariche del casertano, sezionata e lasciata marcire in campagne e discariche. In questo paese bisognerebbe far conoscere Biùtiful cauntri (scritto alla napoletana) un documentario di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero: vedere il veleno che da ogni angolo d'Italia è stato intombato a sud massacrando pecore e bufale e facendo uscire puzza di acido dal cuore delle pesche e delle mele annurche. Ma forse è in un altro paese che si conoscono i volti di chi ha avvelenato questa terra.
È in un altro paese che i nomi dei responsabili si conoscono eppure ciò non basta a renderli colpevoli. E' in un altro paese che la maggiore forza economica è il crimine organizzato eppure l'ossessione dell'informazione resta la politica che riempie il dibattito quotidiano di intenzioni polemiche, mentre i clan che distruggono e costruiscono il paese lo fanno senza che ci sia un reale contrasto da parte dell'informazione, troppo episodica, troppo distratta sui meccanismi.
Non è affatto la camorra ad aver innescato quest'emergenza. La camorra non ha piacere in creare emergenze, la camorra non ne ha bisogno, i suoi interessi e guadagni sui rifiuti come su tutto il resto li fa sempre, li fa comunque, col sole e con la pioggia, con l'emergenza e con l'apparente normalità, quando segue meglio i propri interessi e nessuno si interessa del suo territorio, quando il resto del paese gli affida i propri veleni per un costo imbattibile e crede di potersene lavare le mani e dormire sonni tranquilli.
Quando si getta qualcosa nell'immondizia, lì nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero bisogna pensare che non si trasformerà in concime, in compost, in materia fetosa che ingozzerà topi e gabbiani ma si trasformerà direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. E dall'emergenza non si vuole e non si po' uscire perché è uno dei momenti in cui si guadagna di più.
L'emergenza non è mai creata direttamente dai clan, ma il problema è che la politica degli ultimi anni non è riuscita a chiudere il ciclo dei rifiuti. Le discariche si esauriscono. Si è finto di non capire che fino a quando sarebbe finito tutto in discarica non si poteva non arrivare ad una situazione di saturazione. In discarica dovrebbe andare pochissimo, invece quando tutto viene smaltito lì, la discarica si intasa.
Ciò che rende tragico tutto questo è che non sono questi i giorni ad essere compromessi, non sono le strade che oggi solo colpite delle "sacchette" di spazzatura a subire danno. Sono le nuove generazioni ad essere danneggiate. Il futuro stesso è compromesso. Chi nasce neanche potrà più tentare di cambiare quello che chi li ha preceduti non è riuscito a fermare e a mutare. L'80 per cento delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale avvengono in queste terre martoriate.
Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l'eroe epico che strappa le braccia all'Orco che appestava la Danimarca: "il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla". Proprio così, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere più nulla.
Roberto Saviano - 5 gennaio 2008 Le parole non muoiono"Conosco i nomi
dei miei assassini" di BENAZIR BHUTTO![]() La settimana scorsa sono sopravvissuta a un tentato omicidio, ma 140 uomini e donne tra i miei sostenitori e della mia scorta non ce l'hanno fatta. L'attentato del 18 ottobre ha messo in evidenza la critica situazione con la quale siamo alle prese oggi in Pakistan, oggi che cerchiamo di fare campagna elettorale per elezioni libere, oneste e trasparenti sotto la minaccia del terrorismo. Quanto è accaduto dimostra la sfida logistica, strategica e morale che incombe su tutti noi. Come possiamo fare campagna elettorale presso la cittadinanza sotto la minaccia costante e concreta di essere assassinati? Con l'eventualità di un massacro di innocenti?
L'attentato nei miei confronti non è giunto inaspettato. Da informazioni attendibili ero stata avvisata di essere presa di mira da elementi che vogliono ostacolare il processo democratico. Più specificatamente ero stata informata che Baitul Masood, un afgano a capo delle forze Taliban nel nord del Waziristan, Hamza bin Laden, un arabo, e un militante della Moschea Rossa erano stati mandati in missione con il compito di uccidermi. Ho anche temuto che fossero strumenti nelle mani dei loro stessi simpatizzanti, infiltratisi nella sicurezza e nell'amministrazione del mio Paese, gli stessi che ora temono che il ritorno della democrazia possa far deviare i loro piani.
Abbiamo cercato di prendere tutte le precauzioni del caso. Abbiamo chiesto i permessi per importare un automezzo corazzato a prova di proiettile. Abbiamo chiesto di ottenere gli strumenti tecnologici con i quali individuare e disattivare gli ordigni esplosivi improvvisati spesso collocati sul ciglio della strada. Avevamo chiesto che mi fosse assicurato il livello di sicurezza al quale ho diritto nella mia qualità di ex primo ministro.
Adesso, dopo il massacro, appare quantomeno sospetto il fatto che i lampioni delle strade circostanti il luogo esatto dell'attentato - Shahra e Fisal - fossero stati spenti, così da consentire agli attentatori suicidi di avvicinarsi quanto più possibile al mio automezzo. Provo grandissimo sconcerto all'idea che le indagini sull'attentato siano state affidate al vice ispettore generale Manzoor Mughal, presente quando mio marito alcuni anni fa stava quasi per perdere la vita per le torture subite. Naturalmente, conoscevo i rischi che avrei corso. Già due volte in passato ero stata presa di mira dagli assassini di al Qaeda, tra i quali il famigerato Ramzi Yousef. Conoscendo il modus operandi di questi terroristi, so che tornare a colpire il medesimo bersaglio è per loro prassi naturale (si pensi al World Trade Center), e che dunque sicuramente stavo correndo un pericolo maggiore.
Alcuni esponenti del governo pachistano hanno criticato il mio ritorno in Pakistan, il mio progetto di far visita al mausoleo della tomba del fondatore del mio Paese, Mohammed Ali Jinnah. Mi sono trovata davanti a un dilemma: ero stata in esilio per otto anni, lunghi e dolorosi. Il Pakistan è un Paese nel quale la politica è qualcosa di molto radicato, che si pratica in massa, con un contatto faccia a faccia, persona a persona. Qui non siamo in California o a New York, dove i candidati fanno campagna elettorale pagando i media o spedendo messaggi e posta abilmente indirizzata. Qui quelle tecnologie non soltanto sono logisticamente impossibili, ma altresì incompatibili con la nostra cultura politica.
Il popolo pachistano - a qualsiasi partito esso appartenga - ha voglia, si aspetta di vedere e ascoltare i leader del proprio partito, e di essere parte integrante del discorso politico. I pachistani partecipano ai comizi e ai raduni politici, vogliono ascoltare direttamente e senza intermediari i loro leader parlare con megafoni e altoparlanti. In condizioni normali tutto ciò è impegnativo. Con una minaccia terroristica che incombe è straordinariamente difficile. Mio dovere è far sì che non sia impossibile.
Ci stiamo consultando con strateghi politici su questo problema. Vogliamo essere sensibili nei confronti della cultura politica della nostra nazione, offrire alla popolazione l'opportunità di prendere parte al processo democratico dopo otto lunghi anni di dittatura, ed educare cento milioni di elettori pachistani sulle problematiche all'ordine del giorno.
Non vogliamo, tuttavia, essere imprudenti. Non vogliamo mettere in pericolo senza motivo e senza necessità la nostra leadership e certamente non vogliamo rischiare un eventuale massacro dei miei sostenitori. Se non faremo campagna elettorale, saranno i terroristi ad aver vinto e la democrazia farà un ulteriore passo indietro. Se faremo campagna elettorale rischiamo di essere vittime di violenza. È un enorme problema insolubile.
Attualmente stiamo concentrandoci su tecniche per così dire ibride, che combinino il contatto individuale e di massa con l'elettorato con il rispetto di rigide misure di sicurezza. Laddove c'è chi ha il telefono, potremo provare a contattarlo con un messaggio preregistrato, che descriva le mie posizioni al riguardo di alcune questioni e inviti la cittadinanza a recarsi alle urne.
Nelle aree rurali stiamo prendendo in considerazione l'idea di trasmettere miei messaggi a intervalli regolari dagli impianti stereo installati nei centri dei villaggi. Invece di attraversare il Paese con i tradizionali mezzi di trasporto tipici della politica pachistana, stiamo prendendo in esame la possibilità di "caravan virtuali" o di "comizi virtuali", nel corso dei quali potrei rivolgermi a un pubblico numeroso di tutte le quattro province del
Paese affrontando i temi più importanti della campagna.
Stiamo infine anche studiando la fattibilità di una nuova educazione dell'elettorato, di nuove tecniche che inducano a recarsi alle urne e che al contempo riducano al minimo la mia vulnerabilità e le occasioni per un attentato terroristico soprattutto nelle prossime cruciali settimane che ci separano dalle elezioni del nostro Parlamento.
Non dobbiamo permettere che la sacralità del processo politico sia sconfitta dai terroristi. In Pakistan occorre ripristinare la democrazia e l'equilibrio delle posizioni moderate, e il modo per farlo è tramite elezioni libere e oneste che instaurino un governo legittimo su mandato popolare, con leader scelti dal popolo. Le intimidazioni da parte di assassini codardi non dovranno far deragliare il cammino del Pakistan verso la democrazia.
copyrightbenazirbhutto2007
(traduzione di Anna Bissanti) da Repubblica.it 28 dicembre 2007 La cieca percezioneVOI SIETE QUI
Come ti percepisco il giovane
Alessandro Robecchi Una malsana esposizione ai mass media dopo un recente caso di cronaca nera mi ha insegnato a capire i giovani. Ecco cosa devi fare per essere veramente un giovane: drogarti come una rockstar, andare in macchina a trecento all'ora di notte, possibilmente ubriaco. Bere come una spugna anche se sei a piedi, scopare come John Holmes non importa chi, o che cosa, a qualunque ora, farti dei filmini e metterli su youtube, andare al pub, fare un blog e nel tempo libero annoiarti mortalmente. Nei casi estremi, per combattere la noia puoi anche ammazzare qualcuno. Se queste deliziose attitudini fossero attribuite ai rom avremmo roghi e spedizioni punitive. Trattandosi dei giovani nostri, il pogrom si limita al preoccupato dibattito, alla mesta riflessione. Ed ecco il «giovane percepito»: le vecchiette cambiano marciapiede, i genitori si preoccupano, i Tg intervengono con le forze d'assalto. Allarme! Arriva il giovane percepito, in poche parole un cretino integrale pericoloso a sé e agli altri. Ovviamente il giovane percepito non esiste, nella vita reale, ma non importa, questa faccenda delle cose percepite funziona sempre, per la paura, per l'inflazione, per l'immigrato, per il rom, e anche per il giovane. Fateci caso: non è mai una percezione piacevole. Ogni volta che si parla di «percepito» anziché di «reale» aumentano in qualche modo paura e inquietudine. Vedere, studiare, conoscere, aprirà degli orizzonti, ma percepire mette solo fifa. Presto ci diranno (come hanno fatto con la sicurezza) che non importa se è reale, che quello che conta è la percezione, insomma, se in tanti pensano che i giovani siano fancazzisti ubriachi potenziali serial killer drogati e maniaci sessuali, bene, buona la prima, ecco fatto. Qualcun altro (specie a sinistra) percepisce invece un giovane più soft, che è soltanto un mezzo scemo rincretinito (non come quando eravamo giovani noi!). Risultato: ecco un'altra componente della società che diventa minaccia percepita. Quanti anni hai? Venti? Ti prego, non sgozzarmi! Paura, eh?
da Il Manifesto 11 Novembre 2007 La caccia si fa grossa«Ve bucamo la testa»:
ordigno contro i romeni
L'esplosione nella notte ha rotto i vetri e annerito la parete.
Nessun ferito.
![]() Daniel Oana, gestore del negozio di generi alimentari
romeni di Monterotondo danneggiato da una bomba
ROMA - Un ordigno esplosivo rudimentale è esploso nella notte tra domenica e lunedì, a Monterotondo, in provincia di Roma, davanti alla saracinesca di un negozio di prodotti tipici romeni, gestito da una 29enne di nazionalità romena. La deflagrazione ha rotto i vetri e annerito la parete frontale della rivendita, nella quale con una bomboletta di spray nero è stata scritta una frase in dialetto romanesco "ve bucamo la testa". Sul muro è stata disegnata anche una croce celtica. Nessuna persona è rimasta coinvolta.
LA TANICA - I carabinieri della compagnia di Monterotondo hanno anche trovato sul posto una tanica di plastica contenente liquido infiammabile, che avrebbe dovuto esplodere insieme all'ordigno rudimentale, confezionato con un cilindro in cartone.
da Corriere.it 05 Novembre 2007 La caccia continuaDa Gazzetta.it:
Insulti xenofobi contro Mutu ROMA, 3 novembre 2007 - Adrian Mutu se lo sentiva, c’era stato un po’ di chiacchiericcio sotterraneo in settimana che lo aveva avvertito del rischio. E così è stato. Subito dopo il suo ingresso, complice un contatto prolungato con Ledesma, l’attaccante è stato insultato dalla curva nord. Colpa di una nazionalità, quella romena, che a Roma ha il mirino puntato addosso dopo la morte di Giovanna Reggiani. Tutto è nato da un contatto ripetuto tra Mutu e Ledesma, con l’attaccante della Fiorentina in evidente comportamento antisportivo: Dondarini ha infatti ammonito il romeno, ma questo ha in ogni caso acceso la miccia tra i tifosi laziali. E così dalla curva Nord sono partiti cori di chiaro stampo razzista: prima un "romeno di m...", poi "romeno zingaro di m...". Chiaro il collegamento ai fatti di cronaca che hanno accompagnato la settimana della capitale, alla morte di Giovanna Reggiani (proprio ieri i funerali alla Basilica del Cristo Re), la donna 47enne aggredita alla stazione di Tor di Quinto dal 24enne Niculae Romulus Mailat. Di venerdì, invece, la notizia del raid punitivo a Tor Bella Monaca di una decina di italiani a volto coperto, destinatari tre fratelli romeni. I cori contro il romeno Mutu sono quindi solo l’ultima idiozia di un’escalation di xenofobia che ha colpito Roma. La caccia è aperta![]() Prima pagina de Il Manifesto 03 Novembre 2007
Da Repubblica.it:
Roma, spedizione punitiva pestati a sangue 4 romeni Aggrediti con coltelli e bastoni in un parcheggio nei pressi di un centro commerciale a Tor Bella Monaca. Gli aggressori sono italiani (tra loro anche una ragazza) e tutti a volto coperto. Grave una delle vittime. La condanna di Veltroni. Da Corriere.it:
Dura condanna di Veltroni: appello alla convivenza civile, non alla vendetta.
Spedizione punitiva contro quattro rumeni
Roma, l'aggressione in un centro commerciale di Tor Bella Monaca. I dieci picchiatori avevano i volti coperti. Ma di qale appello alla convivenza civile parla qella sottospecie bambolotto democristiano neoleghista? Cn qale coraggio osa fare l'indignato e condannare? Nn vuoi la vendetta Walter? Allora, la prossima volta, dí ai tuoi amici ministri di nn vendicarsi con decreti legge punitivi antiromeni, dí ai tuoi amici (è amico di tutti) ke fanno finta di essere giornalisti di smetterla di nn vendicarsi inneggiando alla difesa dei poveri italiani contro l'invasione barbarica dei romeni.
Ora si passeranno la palla cn INVITI ALLA CALMA, APPELLI A MODERARE I TONI e altre idiozie del genere. Se per giorni l'Italia intera s'è convinta ke siano ritornati gli Unni e ke a Roma abbia agito Attila, nn c'è da meravigliarsi se dei pezzi da 90, di cui qesta sottospecie di paese è stracolmo, vi prendano alla lettera.
Si, perké, qesti bravi ragazzi italiani, nn hanno fatto nient'altro ke mettere in pratica ciò ke qesta specie di bordello di idee, capace di partorire solo aborti intelletuali, da giorni proclama. Il grande pensatoio d'Italia: un perpetuo vominto di parole a cui partecipano allegramente ministri, finti giornalisti e, cn lo stesso acume intellettuale, tutti qelli ke si trovano a rispondere alle non-domande delle Italie sul 2 o degli Studi aperti di turno . Se per giorni e gioni, si parla dei romeni cm del male assoluto, se si fanno leggi per cacciarli, se si usa una presunta aggressione da parte di un romeno, sottolineo presunta, x mettere al rogo tutti qelli ke hanno la sfortuna di emigrare nel peggiore posto d'Europa, nn ci si indigni se poi qalcuno ci rimette la salute o la vita.
Gli italiani sono in larga parte psicologicamente repressi, ignoranti, intolleranti, omofobi, xenofobi e mafiosi. Nn è difficile qindi prevedere ke stimolare qesti aspetti della cultura italiana, ke tanto si vuole preservare, porti a gravi conseguenze e ne sono ben consapevoli tutti.
Dire ke i romeni sono il problema, fare una legge lampo per cacciarli, nn è x nulla diverso dal prendere una mazza e pestarli. L'idea di fondo è la stessa: L'odio. Di cui gli italiani sn cariki. Gli italiani si rendono conto di essere la peggiore feccia d'Europa e per qesto se possono se la prendono in massa contro ki sta peggio di loro, è tipico dei frustrati sfogarsi contro ki è + debole. Ora per qanto sia bella la favola degli italiani brava gente, basta viverci un pò x capire ke così nn è, ke basta la + piccola scintilla x dare l'immagine reale dello stivale. Un paese ke usa una singola aggressione x riprendere leggi mussoliniane e cacciare la gente, ma ke x la propria feccia, qella ke autoproduce ed autoalimenta, qella di cui è sola ed unica responsabile, qella ke la distrugge dall'interno, contro qella, nn si fa niente. Nn si dica mai ke gli italiani cerkino di migliorarsi.
L'istigazione alla violenza è un reato: se io convingo, o costringo qalcuno a commettere un reato, ne sono ankio responsabile. In qesti giorni, giornali, tv, radio, politici, esponenti di governo hanno descritto i romeni come il male assoluto, ke ogni romeno fosse uno potenziale stupratore assassino, hanno detto ke da qando i romeni vengono in Italia in Romania stanno meglio, descrivendo qindi i romeni come dei portatori di delinqenza, criminali d'esportazione, hanno fatto credere ke cacciandoli il problema sarebbe stato risolto, il risultato di tutto ciò è stato e sarà solo odio, discriminazione, violenza e mazzate x tutti i non italiani. Qesta forse nn è istigazione alla violenza, ma è peggio. La vigliakkeria di ki sfoga la propria rabbia cieca ed ignorante approfittado di ogni microfo o centriolo ke gli venisse posto davanti è di un'empietà ke nessuna legge potrà mai punire. Ma in ogni caso si sa, gli italiani sono immumi alle leggi, ke siano qeste dello stato o morali. Qelle, le leggi, sn fatte x ki sta messo male, nn x la brava gente e alla fine sarà sempre e solo colpa dei romeni.
Hey There DelilahArtista: Plain White T's
Album: All That We Needed Titolo: Hey There Delilah Hey there Delilah, what's it like in New York city? I'm a thousand miles away, but girl tonight you look so pretty. Yes, you do. Time Square can't shine as bright as you. I swear it's true. Hey there Delilah,
don't you worry about the distance, I'm right there if you get lonely. Give this song another listen, close your eyes, listen to my voice it's my disguise. I'm by your side. Oh, it's what you do to me...
What you do to me. Hey there Delilah,
I know times are gettin hard, but just believe me girl, someday I'll pay the bills with this guitar. We'll have it good, we'll have the life we knew we would. My word is good Hey there Delilah,
I've got so much left to say, if every simple song I' wrote to you would take your breath away, I'd write it all, even more in love with me youd fall. We'd have it all. Oh it's what you do to me...
A thousand miles seems pretty far,
but they've got planes and trains and cars. I'd walk to you if I had no other way. Our friends would all make fun of us and we'll just laugh along because we know that none of them have felt this way. Delilah I can promise you that by the time that we get through. The world will never ever be the same and you're to blame. Hey there Delilah,
you be good and don't you miss me. Two more years and you'll be done with school and I'll be makin history like I do. You know it's all because of you, we can do whatever we want to. Hey there Delilah, here to you, this ones for you. Oh, it's what you do to me...
What you do to me. ----------------------------------------------------------
Hey Delilah, com'è New York?
Sono lontano migliaia di miglia, ma ragazza, stanotte sei così bella. Si, lo sei. Times Square non riesce a splendere e ad essere brillante quanto te. Giuro che è vero. Hey Delilah, non preoccuparti della distanza,
sono proprio qui se ti senti sola. Ascolta in un altro modo questa canzone, chiudi gli occhi, ascolta la mia voce. Io sono nascosto lì, sono al tuo fianco. Oh, è l'effetto che mi fai...
L'effetto che mi fai. Hey Delilah, so che i tempi stanno diventando difficili,
ma credimi ragazza, un giorno pagherò le bollette grazie a questa chitarra. Andrà tutto bene, avremo la vita che volevamo. Ti dò la mia parola. Hey Delilah, ho così tante cose ancora da dire,
se ogni semplice canzone che ti ho scritto ti toglierà il respiro, le riscriverò, sarai addirittura più innamorata di me. Avremo tutto questo. Oh è l'effetto che mi fai...
Mille miglia sembrano così lontane,
ma esistono gli aerei, i treni e le macchine. Camminerei per arrivare da te, se non avessi altre strade. I nostri amici si burlerebbero di noi e noi rideremmo prima di sapere che nessuno di loro si è mai sentito così. Delilah posso prometterti che col tempo supereremo tutto. Il mondo non sarà più lo stesso e sei tu quella da incolpare. Hey Delilah, sii buona e fà in modo che io non ti manchi.
Altri due anni e avrai finito con la scuola e io farò storia come faccio ora. Sai che è tutto a causa tua, noi possiamo fare tutto quello che vogliamo. Hey Delilah, quì per te, questa è per te. Oh è l'effetto che mi fai...
L'effetto che mi fai. Campionesse d'EuropaQuello che le donne
non dicono.
![]() Quello che gli uomini
non vincono.
![]() LUSSEMBURGO, 30 settembre 2007 - L’Italia di Massimo Barbolini è campione d’Europa per la prima volta nella sua storia, con l’8ª vittoria in 8 match. Un successo schiacciante, nettissimo, 5 anni dopo la vittoria al Mondiale. La Serbia è letteralmente schiantata (3-0, parziali 26-24 25-18 25-21) in una finale incerta solo nel primo set.
![]() Foto tratte dal sito della Confederazione Europea di Pallacanestro Who is fearful of him?Ha 12 anni e sfida Bush sulla Sanità. Alla radio chiede: "Presidente perché mi vuole morto?"
Il bambino timido e solo
che processa la Casa Bianca VITTORIO ZUCCONI
WASHINGTON - Con il caschetto di capelli biondi, gli occhiali da miope e le mani intrecciate per nascondere il nervoso, è un ragazzo di 12 anni con la faccia di Macaulay Culkin di "Mamma ho perso l'aereo" il nuovo "nemico pubblico numero uno" di George W. Bush, nel film vero che sta terrorizzando la Casa Bianca.
Si chiama Graeme Frost, viene da Baltimora e dai microfoni delle radio, dalle tribune del Congresso, sta ribattendo e rispondendo direttamente a Bush. Lo accusa di volere la sua morte e la morte di tutti i bambini e le bambine come lui, che per sopravvivere a malattie e incidenti dipendono da quella sanità pubblica che la Casa Bianca vorrebbe falciare nel nome dell'ideologia privatista e degli interessi del "big business" assicurativo. La storia di Graeme, il bambino che è stato scelto per essere il protagonista di un film che si potrebbe intitolare "Presidente, ho perso l'assicurazione" è insieme una storia vera e una sceneggiatura politica. Questo ragazzo di seconda media, insieme con un rabbino, una suora cattolica, un infermiera e un pediatra già portati in parata, sono i volti pubblici della battaglia lanciata dai Democratici contro il Presidente Repubblicano sul terreno del problema che angoscia la vita quotidiana degli americani di ogni età e condizione: l'assicurazione sulla salute. Graeme aveva 8 anni quando viaggiava con la sorella sull'auto del padre che scappò via sul ghiaccio di dicembre. Si ferì gravemente. In quattro anni di interventi chirurgici, assistenza, riabilitazione lenta, è tornato in piedi, un ragazzo come gli altri ora in settima classe nella Park High School di Batimore. Ma il miracolo della sua piccola resurrezione non sarebbe avvenuto se il padre avesse dovuto pagare con il suo reddito di 36 mila dollari all'anno il conto medico, fisioterapico e ospedaliero (finora) di 400 mila dollari. Fu pagato da Schip, che non è un benefattore, ma l'acronimo del programma di assicurazione pubblica statale per minorenni delle famiglie di reddito basso, che gli stati americani finanziano con i fondi ricevuti dal governo federale. Ora il caritatevole "Mister Schip" ha finito i soldi e Washington lo deve rifinanziare. Generosamente, vota la maggioranza democratica in Parlamento con ampia collaborazione del partito repubblicano (67 "sì" su 100 senatori). Tirchiamente, pretende Bush, il "Mister Scrooge", l'avaro delle rappresentazioni natalizie, che ha annunciato il veto ai 35 miliardi di dollari di aumento e l'estensione anche a fasce di reddito più alte (fino a 62 mila dollari l'anno). Lo vede come un cavallo di Troia, questo "Schip", nel quale far passare l'aborrito nemico, la minaccia finale alle civiltà occidentale e alla "american way of life": un sistema sanitario nazionale. "Irresponsabile" ha risposto Bush a Graeme. Il ragazzino biondo, il rabbino, la suora, il pediatra, l'infermiera, sono pedine per il sociodramma che dal 1947, dai tempi di Harry Truman, l'America recita senza mai portarlo a termine: il dramma della nazione più ricca del mondo che può permettersi di spendere 500 miliardi l'anno per le forze armate, 620 miliardi aggiuntivi per la guerra senza fine, avere tremila miliardi di debito pubblico, ma grida allo stalinismo di fronte a 35 miliardi stanziati per assicurare almeno i figli di chi non può pagare le cifre da riscatto chieste dalle assicurazioni private. Bush non ci sente. L'ideologia privatista, e la potenza di fuoco delle grandi compagnie di assicurazione che già polverizzarono il tentativo di Hillary e Bill Clinton di introdurre un'assicurazione nazionale, gli faranno mettere i veto all'aumento del finanziamento di questo "Schip", che costerebbe 60 miliardi per i prossimi 5 anni, l'equivalente di appena sei mesi di guerra in Iraq. Persino il nerboruto governatore della Caiifornia, nominalmente repubblicano, lo implora di non mettere il veto e di allargare l'assicurazione sanitaria per i figli delle famiglie medio basse. Ma il principio conta semore più della realtà, in quel film in bianco e nero che è il mondo di Bush, e i candidati democratici per la Casa Bianca, che sventolano tutti le promesse di una nuova era per la sanità, sentono di averlo, questa volta, incastrato. Il bambino smarrito e timido che chiede con la voce spezzata dai primi sintomi dell'adolescenza di non lasciarlo a casa da solo senza l'assicurazione, è un nemico politicamente più micidiale dei sinistri barboni che delirano dalle lontane caverne dell'Asia. da Repubblica.it 30 Settembre 2007 IL REGNO DEI DUE DUCATI![]() Casey Stoner Campione del Mondo MotoGP
![]() Loris Capirossi dominatore della gara di Motegi
![]() Ducati per la prima volta sul tetto del Mondo |
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